Università della Calabria
Arcavacata di Rende
20-24 giugno 2011

Vernissage
20 giugno 2011 ore 15
Sala esposizioni Aula Magna

Seminari
21 giugno 2011 ore 15
Sala A Aula Magna

Apertura
21-24 giugno 2011 ore 10-13 / 15-18

info: nizcawebstudio@gmail.com
web: www.ioabitotuabitieglihabitat.com

Io abito tu abiti egli Habitat | Giovanni Longo

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Il filo di Sophia, gruppo studentesco dell’Unical e fucina di pensieri e dialogo, giunto al suo terzo anno di intensa attività, incontra l’arte di Giovanni Longo, del quale promuove la personale dal titolo Io abito tu abiti egli HABITAT, che si terrà nei giorni 20-24 giugno presso l’Università della Calabria. L’esposizione s’incentrerà sulle ultime ricerche dell’artista, recentemente presentate al Padiglione Italia/Accademia alla biennale di Venezia, che interpretano plasticamente il problema dell’habitat. In mostra oltre 15 opere tra grafiche e installazioni, in gran parte inedite; inoltre, in anteprima, l’installazione multimediale Zanzzzzzare. Il progetto espositivo verrà arricchito da cinque installazioni site-specific, adibite in diversi luoghi dell’Università al fine di creare dei microhabitat, in cui un ruolo fondamentale avranno i fruitori, chiamati a interagire attivamente con le opere.

Al vernissage lunedì 20 Giugno (ore 15), curato da Claudia Capogreco, seguirà, martedì 21 (ore 15), presso la Sala A dell’Aula magna, il momento schiettamente teorico durante il quale Armando Canzonieri, Maria Merante e Giuseppe Bornino rifletteranno sul tema del rapporto tra l’uomo e l’habitat, a partire dalle indagini etologiche, antropologiche e filosofiche di: Konrad Lorenz, Arnold Gehlen e Giorgio Agamben.

 

Il Filo di Sophia
web: www.ilfilodisophia.blogspot.com
mail: ilfilodisophia@gmail.com
facebook: Il Filo di Sophia

 


Installazioni site-specific

1 - Esposizione principale (Sala Esposizioni Aula Magna)
2 - ?? (giardino Aula Magna)
3 - Campana quadrata (spazio esterno cubo 17A)
4 - Elevatore mnemonico (ascensore cubo 17B)
5 - Elevatore sintetico (ascensore cubo 18C)
6 - Biscaglina dai due punti (ponte coperto cubo 18C)

 

Seminari | Il Filo di Sophia

L’inquietudine dentro di me e il cielo stellato sopra di me
di Armando Canzonieri

L’uomo come animale senza habitat.
Riflessioni sull’antropologia di Arnold Gehlen
di Maria Merante

Macchina automatica - no anima: il mysterium disiunctionis
tra vita umana e animale nella lettura di Giorgio Agamben
di Giuseppe Bornino



Mappa | Luoghi interventi



 

 

 

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Giovanni Longo | Biografia

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Artista contemporaneo. Studia e lavora a Reggio Calabria.
La ricerca artistica di Giovanni Longo in questi anni si è indirizzata sull’analisi del percorso della vita e sulla sua fragilità. I lavori più rappresentativi sono gli “Scheletri fragili”, realizzati assemblando il legno di recupero, che con la loro precarietà rappresentano la linea di confine tra la vita e la morte. Tuttavia nelle sue opere non si limita al legno di recupero, utilizza la terracotta, il cartone, il cemento e oggetti industriali; sperimenta disegno, fotografia e video; cercando sempre di semplificare ciò che oggi si complica senza ragione.
Nel 2008 con la tesi "Raccolte differenziate: l'assemblaggio monomaterico contemporaneo" consegue il Diploma Accademico di I livello in Scultura all'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria dove nel 2011 consegue anche il Diploma Accademico di II livello con la tesi "Dimensione fragile: scultura ibrida e antimonumentale".

Premi e riconoscimenti
- Selezionato Padiglione Italia/Accademia 54.Biennale di Venezia
- Vincitore voto on-line Premio Celeste 2010 (cat. Installazione & scultura)
- Finalista Premio Combat 2010, Livorno
- Finalista Premio Arte Laguna 2009, Venezia
- Finalista (180) Premio Arte Mondadori 2009, Milano
- Selezionato artista del mese dall’ass. Giovani Artisti Italiani (Giugno 2007)

Principali mostre personali
- Io abito Tu abiti Egli habitat, giugno 2011, Università della Calabria, Rende (Cosenza)
- Tieni il resto, febbraio 2008, galleria d’arte Leucò, Reggio Calabria

Principali mostre collettive
- 54.Biennale di Venezia Pad.Italia/Accademia, giugno 2011, Arsenale
- La terra ha bisogno degli uomini, novembre 2010, Reggia di Caserta
- Premio Celeste 2010, finalisti, novembre 2010, Fond. Brodbeck, Catania
- Caixas pretas sobre cubo branco, agosto 2010, IAC, Recife (Brasile)
- Ar[t]cevia, Intern. Art Festival, agosto 2010, Arcevia (Ancona)
- VentiPerVenti, luglio 2010, Linea D'arte Officina creativa, Napoli
- Premio Combat, maggio 2010, Bottini dell’olio, Livorno
- Premio Intern. Arte Laguna, marzo 2010, Arsenale, Venezia

 

   
Le immagini | Installazioni site-specific | vernissage

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Giovanni Longo, Zanzzzzzare, installazione multimediale, 2011  
Giovanni Longo, Creazione lato A, assemblaggio in legno di recupero e acciaio, 2011  
Giovanni Longo, Campana quadrata, installazione site-specific, gesso, 2011  
Giovanni Longo, Elevatore mnemonico, installazione site-specific, 2011  
Giovanni Longo, Elevatore sintetico, installazione site-specific, 2011  
Giovanni Longo, Biscaglina dai due punti, installazione site-specific, 2011  
Esposizione principale, Sala esposizioni, Università della Calabria  
Giovanni Longo, Testa o croce?, 2009  
Giovanni Longo, Uomini compressi i04, 2009  
Giovanni Longo, Rifugio fragile, 2008 / My father, 2011 / My love, 2009  
Giovanni Longo, Vegetable, stop-motion, 2008-2009  
Momenti del vernissage di Io abito Tu abiti Egli habitat, 20 giugno 2011  

 

I video | Installazioni site-specific | esposizione

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Zanzzzzzare / Giovanni Longo

Zanzzzzare è un installazione multimediale di Giovanni Longo che prevede la proiezione di un ambiente popolato da zanzare (un piccolo disegno dell'artista). L'habitat che si viene a creare prevede un ciclo vitale dove 3 zanzare proliferano fino a 500 in 6 minuti e in altrettanti "muoiono" fino a ritornare 3. Di tale contesto il fruitore, frapponendosi tra proiettore e proiezione, può diventare parte attiva lasciandosi coinvolgere dalle stimolazioni audio-visive ipnotiche che si trova di fronte.
L'opera è regolata da un programma interamente realizzato in linguaggio java che permette la parametrizzazione di molteplici fattori quali il numero delle zanzare generatrici, il numero di proliferazioni, la velocità, il tipo di moto delle zanzare e l'audio progressivo che portano quindi a riprodurre in maniera totalmente artificiale un evento naturale. Il supporto tecnico è stato fornito da Michele Lacopo.

Opera candidata al Premio Celeste 2011 commenta su
http://www.premioceleste.it/opera/ido:86649/

   

Creazione lato A / Giovanni Longo

L'opera Creazione lato A riprende la nota Creazione di Adamo di Michelangelo mutandone il senso logico. In questo caso il braccio divino precipita sulla terra nel vano tentativo di incidere sulla sua creazione.

   

Testa o croce? / Giovanni Longo

L'opera Testa o croce? di Giovanni Longo "pone subito l'osservatore di fronte a un quesito la cui risposta resta estranea persino all'opera, infatti essa è sospesa in una situazione di relatività dove i due contendenti se la giocano a chi dovrebbe "andare sotto" e assicura le identiche chance di vittoria sia al più piccolo/debole topo che al più grande/forte gatto. Tutto ciò annulla le caratteristiche fisiologiche degli animali rappresentati, ne annulla la mole, la forza, la velocità, lasciando la casualità come elemento distintivo di quello che potrebbe mostrarsi l'essere superiore."
(tratto da Dimensione fragile: scultura ibrida e antimonumentale)




 

 


 

Presentazione | Claudia Capogreco

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Per la personale Io abito Tu abiti Egli habitat, Giovanni Longo espone le sue ultime ricerche e con esse esprime con particolare enfasi il legame intenso che intercorre tra l’uomo e la propria terra. Tutti i suoi lavori raccontano un po’ di lui e ci spingono a ragionare sul fatto che qualunque direzione prenda la nostra strada, non va dimenticato mai da dove si parte.

Cosa può essere un uomo sradicato dal proprio habitat?
Nulla. Tutto assume prospettiva grazie ai  luoghi e alle dimensioni che viviamo, che plasmano anche inconsapevolmente le nostre vite e il nostro modo di essere.
Ogni sua opera è testimonianza del suo vissuto; è frutto di diverse ricerche, portate avanti seguendo emozioni di un momento o ideali di una vita. È come guardare una foto scattata ai suoi pensieri, ai suoi stati d’animo, in reazione a ciò che lo circonda.
Riutilizzare qualcosa che per molti non ha più valore, i legni di recupero (driftwood) forgiati dal mare, non è certo una scelta casuale. Rappresenta proprio quella volontà di riaffermare le proprie radici e ridare importanza a realtà oggettive; che a causa dell’abitudine, per molti, sono diventate scenari passivamente subiti non più vissuti.

Le sue opere si possono inserire in serie per esempio gli scheletri, i flussi, gli scrigni, ma questo non vuol dire che tra di loro non ci sia comunque un legame intenso. A cambiare sono solo i materiali e le tecniche adoperate per realizzarle. Il massimo comun divisore in questo caso è l’artista e la sua vita. Alcune infatti raccontano la sua quotidianità, come spesso lui ama ripetere quando ne parla. Altre momenti particolari o eventi speciali. Tutte però danno voce alle emozioni dell’artista; che ama la realtà in cui vive, ma si oppone alle ipocrisie. Se l’essere umano per lui è fragile e ormai sottoposto a un regime di standardizzazione dei pensieri e dell’agire lui lo fa capire, con i suoi scheletri e con i suoi uomini compressi; direttamente arriva al punto e con la massima semplicità, che in questo caso non è sinonimo di banalità ma d’immediatezza, ci invita a protestare. Tutto ciò che porta a riflettere e migliorare va accolto con particolare attenzione.

L’arte è anche questo: un attimo di silenzio e poi la ribellione.

Tutte le serie di sculture, hanno una caratteristica che le rappresenta, come un’etichetta che ci indica con il dito cosa guardare. Queste caratteristiche non si riferiscono solo alle opere ma sono tratti che se ci pensiamo ricorrono in tutti gli individui.

Se per esempio ci si sofferma ad osservare gli scheletri si percepisce la loro fragilità, ma anche la forza della memoria tra i segni del legno e la presenza della morte che fa capolino, non come presenza spettrale e inquietante, ma come elemento da considerare nel gioco della vita.

I flussi invece, disegni realizzati con penne grafiche su compensato, sono quasi momenti visionari e rappresentazione di interi flussi di coscienza. Momenti di “confusionaria” conversazione con il proprio io. In essi è espressa la creatività, il genio e la volontà di chiacchierare con gli altri senza però dire in fondo tutta la verità, solo una parte, il resto lo deve fare l’osservatore-ascoltatore che in questo, come in altri casi, può decidere cosa vederci.

Gli uomini compressi, schiacciati e sformati, se da una parte sono infelicemente condannati alla rottamazione, dall’altra suonano come campanelli dall’allarme per chi ancora cammina su due gambe e, non si uniforma, ma sceglie di dare del suo nel mondo.

Gli scrigni e i rifugi invece rappresentano la riservatezza, la volontà di preservare e mantenere privata una dimensione che altrimenti correrebbe il rischio di essere violata dall’esterno.

Oltre ai lavori noti l’artista, realizza per questa mostra, diverse opere site-specific collegate alla tematica dell’habitat, ma non immediatamente, in realtà attraverso tranelli percettivi. In tutte si cerca di riprodurre situazioni note in posti meno noti e sicuramente straordinariamente modificati. Dare una possibilità al fruitore è il loro obbiettivo primario perché la reazione di fronte all’inaspettato in questo caso gioca un ruolo importante.

L’elevatore mnemonico permette di compiere un gesto semplice: scrivere. Molte volte capita di vedere sui muri, sui banchi e non solo, delle università trascritto il libero pensiero di chi assalito da un’improvvisa vena poetica ha lasciato andare i suoi pensieri. Ecco, l’elevatore mnemonico offre una possibilità simile con un piccolo accorgimento questa volta il luogo è quello adatto predisposto alla scopo.

Anche l’elevatore sintetico ricrea uno spazio comune, uno spazio verde, l’immaginazione potrebbe invertire le sensazioni e farci sentire all’aperto.

La video-istallazione Zanzzzzzare non è poi così rilassante, un fastidioso ronzio, elemento di disturbo, rompe l’armonia di ogni riflessione. Ma questi insetti così piccoli e allo stesso tempo  enormemente fastidiosi raccontano una grande verità con il loro continuo andare e venire, aumentare e diminuire.

Creazione lato A, riprende il momento della creazione di Adamo, l’arto del Creatore è arrivato qua giù perché ha perso un po’ di vista il suo progetto, che da armonico e regolare è diventato caotico e a momenti poco gradito.

Campana quadrata rappresenta i quarantasei cubi dell’Università della Calabria. paragonandoli al famoso gioco della campana, l’artista traccia una forma chiusa che circoscrive un ambiente ricco di relazioni e scambi.

Biscaglina dai due punti, rappresenta a mio avviso la più filosofica delle opere, perché ci consente di vedere le cose sotto un’altra luce e da un’altra prospettiva. Questa è un po’ la descrizione della realtà di ognuno di noi, che affronta nella propria vita salite e discese. Presi dalla frenesia però non bisogna dimenticare di far attenzione ai particolari e apprezzare tutto anche le piccole cose. Soprattutto che il nostro punto di vista, che ci sembra il più giusto, ha sempre un’alternativa alla quale sarebbe giusto dare una possibilità, si potrebbe così aprire davanti a noi un nuovo scenario, magari la giusta prospettiva .

Io non ho certo la pretesa di mostrare con queste mie parole tutte le sfumature presenti in queste opere, questo è il compito dello spettatore che solo con uno sguardo attento le può cogliere.
 

 

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